Foresta mista a Dipterocarpaceae
Le Dipterocarpaceae rappresentano la principale famiglia arborea delle foreste pluviali tropicali del Sud-est asiatico. Si tratta di una famiglia di alberi resinosi giganteschi, sempreverdi o semidecidui, raramente decidui nella stagione secca. Si tratta di veri e propri alberi cosiddetti EMERGENTI, che svettano al di sopra della volta fogliare (canopy) anche oltre 70m, come nelle foreste sud-orientali del Sabah, dove la specie Shorea faguetiana supera gli 88m. Il termine Dipterocarpaceae deriva dal gerco e fa riferimento alla morfologia del seme, il quale e' dotato di due espasnioni alari.
Le
Dipterocarpaceae sono fonte di ottimo legname ma alcune specie sono anche ricche in resine e oli essenziali ed e' proprio per questo che oggi tale famiglia e' minacciata di estinzione.
Le
Dipterocarpaceae sono caratterizzate da foglie coriacee e, in un particolare periodo del loro ciclo vitale, da grappoli di fiori profumati. Il ciclo di fioritura e di fruttificazione e' infrequente e irregolare nelle aree non soggette a stagionalita' come quella del Sabah. Secondo alcuni studiosi la fioritura sarebbe stimolata da forti periodi di siccita' ma altri scienziati avrebbero suggerito che un breve periodo di siccita', accompagnato da un gradiente crescente di luce solare giornaliera, indurrebbe la fioritura. Altri ancora ritengono che cio' che provoca la fioritura sia una bassa temperatura notturna protratta almeno per un periodo di almeno 3-4 giorni.
Un tempo si pensava che l'impollinazione di queste piante avvenisse solo ad opera del vento. In realta' queste piante vengono visitate da insetti Tripidi, i quali venendo a contatto coi granuli di polline all'interno dei fiori, determinano il trasferimento di questi all'esterno e quindi consentono la dispersione dello stesso ad opera del vento. Gli
EMERGENTI nell'immagine sono splendidi individui di Shorea leprosula.


Rafflesia keithii (seconda e terza figura dall'alto)
Il genere Rafflesia rappresenta un eclatante esempio di endoparassitismo; infatti gli organi vegetativi della pianta, detti austori, filamenti simili a ife fungine, si sviluppano nei tessuti dell'ospite, rappresentato da grandi piante rampicanti del genere Tetrastigma (Vitaceae). Rafflesia keithii ( e le altre Rafflesia) e' una pianta priva di foglie, fusto e radici, non fotosintetica, ma possiede un vero fiore con cinque petali di colore rossastro, che puo' superare anche 1m di diametro e che emana un forte odore di carne putrefatta, al fine di attrarre i suoi impollinatori. I fiori necessitano di mesi e mesi di maturazione, per restare aperti al massimo una settimana. I fiori fecondati si richiudono a formare strane strutture tondeggianti di colore nerastro (terza figura dall'alto), al cui interno si trovano innumerevoli piccoli semi. La specie e' piuttosto rara e cio' causa una bassa probabilita' che un individuo maschile e uno femminile fioriscano contemporaneamente nella stessa zona.
Studi filogenetici condotti attraverso indagini sul genoma da parte di istituti scientifici americani guidati dal biologo evoluzionista Charles Davis, hanno consentito di chiarire che l'origine di queste piante parassite, sembrerebbe da ricondursi alle
Euphorbiaceae, i cui fiori sono invece tutti molto piccoli. In 46 milioni di anni, quindi, i ricercatori hanno confermato che i fiori della Rafflesia, che oggi possono arrivare a pesare anche 10Kg, hanno dato luogo a uno dei cambiamenti di "taglia" piu' grandi che si possano incontrare nella storia evolutiva dei viventi. La Rafflesia, nel prossimo futuro, potrebbe fornire preziose informazioni per studi medici e agroalimentari. Il disboscamento nella regione indo-malese, minacciando le piante del genere Tetrastigma, rappresenta un serio pericolo alla sopravvivenza di questa pianta, gia' di per se rara.
Tetrastigma appartiene alla famiglia Vitaceae ed e' una pianta rampicante tipica delle regioni tropicali e subtropicali asiatiche e australiane che cresce in aree indisturbate di foreste primarie.

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Theobroma cacao. (Sterculiaceae)
Pianta  sempreverde, originaria dell'America meridionale alta 5-10m, con foglie persistenti, alterne e ovali, con margine leggermente ondulato e dotate di picciolo fogliare con articolazione che permette alla foglia stessa di orientarsi a seconda della intensita' luminosa. Dall'ovario si sviluppa il frutto (Cabosside) che ha forma allungata, di colore giallastro verdognolo (ultima fig.), che diventa bruno- rossastro a maturazione (penultima fig.). La parte superficiale del frutto e' solcata da 10 strisce longitudinali e all'interno del frutto sono presenti da 25 a 40 semi, immersi in una matrice zuccherina, chiara e di consistenza gelatinosa.
I semi sono ovali e piatti, di colore bruno violaceo, disposti in 5 file e contenenti zuccheri, grassi, alcaloidi e altri importanti molecole. Tra gli alcalodi i piu importanti sono: teobromina e caffeina, contenuta quest'ultima in quantita' ridotta.
Theobroma cacao e' una pianta cauliflora: fiori e frutti crescono attaccati ai rami e ai fusti. Si reputa che i fiori siano impollinati da piccoli moscerini Ceratopogonidi anche se altri insetti come Lepidotteri e Coleotteri potrebbero essere coinvolti nel processo di impollinazione. I largi semi all'interno dei frutti oblunghi vengono dispersi poi da piccoli mammiferi e scimmie quando questi masticano i baccelli per mangiarne la polpa zuccherina, abbandonando quindi i semi.
Le immagini sopra sono del cacao di piantagione asiatico, in particolare del Sabah occidentale. Per immgini di
Theobroma di piantagione africana, cliccare qui
Il procedimento della preparazione del cacao secco implica in maniera generica tre fasi che sono:fermentazione, essiccamento e macinazione dei semi.
In pratica la cabossa di
Theobroma, viene raccolta un paio di vole l'anno, viene schiacciata e fatta riposare per circa una settimana, onde estrarne polpa e semi. La fase di fermentazione, diversa a seconda della tipologa di cacao che si vuole ottenere, prevede generalmente la fermentazione sincrona di polpa e semi per 5 o 6 giorni a una temperatura di circa 45-50 gradi centigradi, temperatura alla quale la polpa si disfa e viene eliminata. Il processo di fermentazione inattiva il seme che smette di germogliare e provoca il rammollimento della polpa aderente allo stesso, un leggero addolcimento del cacao e l'ingrossamento del seme che tende ad assumere una colorazione brunastra. La fermentazione inoltre provoca l'ossidazione dei polifenoli, ossidazione che deve avvenire in maniera omogenea e adeguata, al fine di non rendere il cacao troppo amaro o viceversa insapore. Nella successiva fase di essiccazione i semi vengono messi al sole per bloccare i processi fermentativi e ridurre quindi il contenuto di umidita' che favorirebbe inevitabilmente lo sviluppo di muffe e renderebbero il cacao non utilizzabile per uso alimentare. Questa fase dura 7-15 giorni. Qualora i semi fossero resi non commerciabili per uso alimentare vengono comunque utilizzati come fonti di burro di cacao. Con tali procedure i semi vengono resi fragili e le due meta' (cotiledoni) si suddividono mediante semplice pressione. Il prodotto essiccato viene quindi messo in appositi sacchi e inviato ai centri di raccolta. Prima della macinazione o triturazione pero' vengono effettuati altri due passi essenziali: il primo e' la tostatura, della durata di 70-120 minuti e ad una temperatura che dipende dal tipo di cacao che si vuole ottenere. La tostatura serve a facilitare la decorticazione del cacao e anche essa determina l'addolcimento dello stesso.
Le due parti di seme separate (coltiledoni) vengono macinate fra cilindri caldi che, fondendo il grasso contenuto, li trasforma in una massa fluida e bruna detta massa di cacao. Viene addizionato carbonato di potassio per amalgamare il grasso con le altre componenti e per neutralizzare i componenti tannici. La massa di cacao puo' essere utilizzata cosi come prodotta, se si vuole fare cioccolato oppure continuare il procedimento con la seprazione del grasso per l'ottenimento di altri prodotti come il burro di cacao.