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Hierodula sp. (Mantodea)
I Mantoidei sono caratterizzati da uno spiccato dimorfismo sessuale, con maschi visibilmente piu' piccoli delle femmine. Il capo e' caratterizzato da una grande mobilita' e da una morfologia approssimativamente triangolare, se osservati frontalmente. Le zampe anteriori sono raptatorie, con femori robusti e lunghi, percorsi da due serie di spine sulla faccia ventrale; tibie altrettanto robuste, anche esse provviste di spine e di un uncino terminale. Come dalla immagine, le zampe anteriori assumono, davanti al capo, una posizione peculiare che giustifica l'appellativo comune di mantidi religiose. I Mantoidei sono predatori aggressivi e voraci e spesso si rendono mimetici restando immobili attraverso una mimesi di protezione ma, oltre a questo comportamento, esibiscono un mimetismo rivolto alla predazione. Per questo motivo la maggioranza delle mantidi adotta una colorazione mimetica, a seconda del tipo di substrato su cui si trova. Nel caso in figura, l'individuo e' verde per mimetizzarsi tra le foglie; in questa maniera le possibili prede non riescono a distinguere la mantide dal substrato e quindi si avvicinano ad essa venendo quindi catturate e divorate.
Una peculiarita' nel comportamento dei Mantoidei e' il cannibalismo durante la riproduzione: in genere, durante o subito dopo l'accoppiamento, la femmina divora il maschio, avendo cosi a disposizione una grande quantita' di proteine per la produzione delle uova. Per altre immagini,
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Haemadipsa picta
Conosciuti come SANGUISUGHE TIGRE o TIGER LEECH, questi Anellidi Irudinei, fotografati in aree forestali a Dipterocarpacee del Borneo, sono organismi anatomicamente uniformi, con un corpo appuntito verso la parte anteriore. I segmenti alle due estremita' si sono modificati in ventose di cui quella anteriore e' di solito piu' piccola di quella posteriore e, frequentemente, circonda la bocca. La ventosa posteriore e' discoidale. Il numero dei segmenti e' di 34 ma una anulazione esterna secondaria ha mascherato la segmentazione esterna originaria Come rappresentato nella foto, l'animale striscia ma solo le ventose aderiscono al substrato. Quando la ventosa posteriore e' attaccata al substrato, in tale caso una foglia, un'onda di contrazioni circolari percorre l'animale, e il corpo si allunga protundendosi in avanti. La ventosa anteriore dunque si attacca, e quella posteriore lascia la presa. Segue una onda di contrazioni longitudinali che accorcia l'animale portando la venosa posteriore in avanti. L'apertura boccale, di tipo terminale, negli Irudinei, e' munita di mascelle con molti dentelli, o di una proboscide muscolosa estroflettibile. Quando l'animale si nutre attacca la ventosa anteriore alla superficie della preda o dell'ospite, e col margine delle mascelle incide il tegumento. Dietro le mascelle, la cavita' boccale si apre in una faringe piccola pompante che assicura una continua suzione, a ridosso della quale sono presenti ghiandole salivari, che in certi casi, secernono liquidi anticioagulanti come l'irudina. L'incisione viene anestetizzata da una sostanza non perfettamente conosciuta chimicamente. Poco chiaro e' il fenomeno di perforazione dei tessuti dell'ospite nelle specie ematofaghe come Haemadipsa, che sono prive di mandibole. Forse intervengono reazioni enzimatiche. La quantita' di sangue ingerita in Haemadipsa puo' raggiungere un peso dieci volte superiore a quello del corpo dell'animale. Dopo il pasto, l'acqua viene estratta ed escreta attraverso i nefridi. La digestione delle cellule del sangue avviene molto lentamente. Haemadipsa puo' sopportare lunghi periodi di digiuno.