Halmahera, Molucche settentrionali

Una scuola nel cuore della foresta
Nel cuore di Halmahera, una delle maggiori isole dell’arcipelago indonesiano delle Molucche, nel 2017 è nata una piccola costruzione in legno e foglie di palma destinata a diventare qualcosa di più di una semplice scuola.
È l’Etnoscuola “Lorenzo Borella”, realizzata nell’area del Parco Nazionale di Aketajawe-Lolobata come luogo di incontro fra il mondo scolastico e universitario e le comunità Togutil che vivono nelle foreste dell’isola.
I Togutil sono indicati nelle diverse fonti anche come Tobelo Dalam e O Hongana Manyawa. Le denominazioni e il loro uso non sono del tutto uniformi e riflettono storie, contesti geografici e approcci differenti. In questa pagina utilizzo prevalentemente il termine Togutil, quello con cui ho conosciuto queste comunità durante i miei anni di frequentazione di Halmahera, affiancandolo quando necessario alle altre denominazioni oggi utilizzate. Il termine Togutil non è affatto dispregiativo.
L’idea alla base dell’Etnoscuola era semplice ma, per certi aspetti, opposta al concetto tradizionale di scuola: non creare soltanto un luogo nel quale qualcuno insegnasse ai Togutil, ma uno spazio nel quale fosse possibile anche imparare dai Togutil.
La foresta stessa sarebbe diventata un’aula.
La nascita dell’Etnoscuola
Il progetto nacque dall’incontro tra me, l’etnobiologo M. Nasir Tamalene e Adi Fadel Mahmud, allora come oggi legati all’ambiente universitario di Ternate. Prese forma con il coinvolgimento dell’Universitas Khairun di Ternate e con il sostegno delle istituzioni locali delle Molucche settentrionali.
Nel marzo 2017 l’Etnoscuola “Lorenzo Borella” divenne una realtà nel territorio di Halmahera.
La struttura venne costruita utilizzando materiali e tecniche coerenti con l’ambiente circostante: legno, elementi vegetali e copertura di foglie di palma, evitando di trasferire nel cuore della foresta un edificio estraneo al contesto nel quale doveva inserirsi.
Già il 18 febbraio 2017 Repubblica aveva raccontato il progetto, indicandomi come suo coordinatore e descrivendo la futura scuola come un punto d’incontro tra gli studenti dell’università di Ternate e le “popolazioni delle foreste”.
Pochi mesi più tardi arrivò una testimonianza ancora più importante.
Il 19 luglio 2017 il quotidiano indonesiano DetikNews pubblicò un reportage dall’Aketajawe-Lolobata National Park nel quale venivano documentate vere attività didattiche svolte nell’Ethnoschool “Lorenzo Borella” con bambini Tobelo Dalam.
Non era quindi soltanto un progetto sulla carta.
Nella scuola venivano proposte attività elementari di alfabetizzazione: riconoscimento delle lettere e dei numeri, scrittura, lettura e racconto. Il personale del Parco sottolineava la necessità di utilizzare un approccio culturalmente adeguato e spiegava che studenti universitari, volontari e altre persone potevano contribuire alle attività educative.

Una scuola in due direzioni

Fin dall’inizio non immaginai l’Etnoscuola come il semplice trasferimento di un modello educativo occidentale nella foresta.
L’idea era quella di creare uno spazio di scambio.
Da una parte vi era la possibilità di offrire ai più giovani alcuni strumenti utili nel rapporto con il mondo esterno: leggere, scrivere, conoscere i numeri e acquisire conoscenze che potessero facilitare l’accesso ai servizi e alle istituzioni.
Dall’altra parte esisteva un patrimonio di conoscenze che nessuna aula universitaria avrebbe potuto sostituire.
Generazioni vissute nella foresta hanno sviluppato conoscenze empiriche delle piante, degli animali, delle acque, dei terreni e delle risorse vegetali; sistemi di riconoscimento e utilizzo delle specie; tecniche di raccolta e trasformazione dei prodotti forestali; una geografia della foresta costruita attraverso l’esperienza quotidiana.
Per questo gli studenti universitari non dovevano essere soltanto insegnanti.
Dovevano diventare anche allievi.
Non soltanto una scuola per i Togutil ma una scuola dei Togutil.
La foresta come aula

Halmahera si trova in una delle regioni biologicamente più straordinarie del pianeta.
Fa parte della Wallacea, la grande zona biogeografica compresa fra le masse continentali asiatiche e australiane, il cui studio fu fondamentale nelle ricerche di Alfred Russel Wallace.
L’Aketajawe-Lolobata National Park protegge una parte importante delle foreste dell’isola e della loro biodiversità.
Ma per comprendere veramente queste foreste non è sufficiente conoscere i nomi scientifici delle specie.
Occorre anche capire il modo in cui le popolazioni che vi hanno vissuto per generazioni riconoscono, utilizzano e interpretano l’ambiente che le circonda.
La ricerca scientifica ha successivamente confermato l’importanza di questo patrimonio di conoscenze. Uno studio pubblicato nel 2019 sulla relazione tra i Tobelo Dalam e il Parco Nazionale di Aketajawe-Lolobata ha evidenziato il ruolo delle conoscenze locali nell’utilizzo delle risorse forestali, nella medicina tradizionale e nelle pratiche di gestione e conservazione della foresta.
È esattamente in questa zona di confine fra etnobotanica, conservazione e trasmissione culturale che collocavo l’Etnoscuola.
Educazione senza sradicamento
A distanza di anni, uno dei principi che avevano ispirato l’Etnoscuola appare ancora più attuale.
L’istruzione può rappresentare uno strumento importante di emancipazione, ma non dovrebbe comportare necessariamente l’abbandono della propria cultura.
Nel luglio 2024 il portale governativo indonesiano InfoPublik ha dedicato un approfondimento all’accesso all’istruzione dei Tobelo Dalam delle Molucche settentrionali. Secondo l’antropologo Safrudin dell’Universitas Khairun, alcuni gruppi stabilitisi nelle aree costiere hanno oggi accesso alla scuola, mentre l’istruzione continua a raggiungere con maggiore difficoltà coloro che vivono nelle foreste.
Nello stesso intervento veniva sottolineata una condizione fondamentale: qualsiasi processo di sviluppo dovrebbe evitare che queste comunità vengano sradicate dalle proprie radici culturali.
È un concetto molto vicino a quello che avevamo cercato di mettere in pratica nel 2017.
Non scegliere fra foresta e scuola.
Non costringere necessariamente una cultura a scomparire perché possa accedere alla conoscenza proveniente dall’esterno.
Creare, piuttosto, luoghi nei quali conoscenze diverse possano incontrarsi.
Che cosa resta oggi dell’etnoscuola?
Le ultime testimonianze pubbliche che ho potuto rintracciare sull’attività dell’Etnoscuola “Lorenzo Borella” risalgono al 2017. Nel luglio di quell’anno detikNews documentava ancora le attività educative svolte nella struttura con i bambini Tobelo Dalam, la partecipazione degli studenti e il coinvolgimento del personale del Parco Nazionale di Aketajawe-Lolobata.
Da allora, tuttavia, il territorio di Halmahera è profondamente cambiato.
Oggi non dispongo di una conferma diretta che la struttura dell’Etnoscuola sia ancora esistente e operativa. È possibile che sia stata abbandonata o sia scomparsa negli anni successivi, ma sarebbe scorretto affermarne con certezza la causa senza una verifica sul posto.
Ciò che invece è documentato è il rapido avanzamento dell’industria estrattiva del nichel nelle aree forestali utilizzate dai Tobelo Dalam/O Hongana Manyawa. Le pressioni minerarie sul territorio di Dodaga erano state denunciate già prima della nascita dell’Etnoscuola e negli anni successivi si sono notevolmente intensificate. Studi e inchieste recenti descrivono la progressiva riduzione degli spazi forestali, la trasformazione del territorio e le conseguenze sulla vita delle comunità che dipendono dalla foresta.
Per questo, se davvero oggi quella piccola costruzione di legno e foglie di palma non esistesse più, la sua scomparsa assumerebbe quasi un significato simbolico.
L’Etnoscuola era nata per affermare che la conoscenza della foresta e la sua conservazione non potevano essere separate dalla vita delle persone che la abitavano.
A quasi dieci anni di distanza, proprio quelle foreste e quelle comunità si trovano davanti a pressioni molto più grandi di quelle che potevamo immaginare nel 2017.
Lingua, cultura, identità
La questione non riguarda soltanto l’istruzione.
Riguarda anche la lingua.
Nel 2025 Adi F. Mahmud e M. Nasir Tamalene, con i quali avevo condiviso la nascita del progetto dell’Etnoscuola, hanno pubblicato uno studio dedicato proprio al rapporto fra lingua e identità dei Tobelo Dalam.
La ricerca evidenzia l’importanza della loro tradizione orale e del lessico legato all’ambiente e alle conoscenze etnobotaniche, sottolineando la necessità di documentare e preservare questo patrimonio linguistico e culturale.
La lingua non è soltanto uno strumento per dare un nome alle cose.
Nel nome di una pianta possono essere racchiusi il suo utilizzo, il luogo nel quale cresce, una tecnica di raccolta, una proprietà medicinale o un racconto tramandato attraverso le generazioni.
Quando una lingua scompare, una parte di questa biblioteca invisibile può scomparire insieme ad essa.
Per questo conservazione biologica e conservazione culturale, nelle foreste di Halmahera, non possono essere considerate due questioni completamente separate.

Un mondo che sta cambiando
Dal 2017 Halmahera è cambiata rapidamente.
Alcune comunità Tobelo Dalam hanno progressivamente modificato il proprio stile di vita, stabilendosi in insediamenti permanenti e aumentando i rapporti con le istituzioni e con la società indonesiana.
Uno studio pubblicato nel 2025 sul villaggio di Tukur-Tukur descrive proprio questi processi di trasformazione sociale, mostrando come istruzione, economia, religione, politiche governative e rapporto con la foresta stiano contribuendo a modificare la vita di alcune comunità.
Nello stesso tempo è cresciuta enormemente un’altra pressione: quella esercitata sulle foreste di Halmahera dall’espansione dell’industria mineraria, in particolare per l’estrazione del nichel.
Nel settembre 2025 Mongabay Indonesia ha documentato la progressiva riduzione degli spazi forestali utilizzati dagli O’Hongana Manyawa/Tobelo Dalam e le conseguenze sulla disponibilità delle tradizionali risorse alimentari.
Nel giugno 2026 anche Geographical ha richiamato l’attenzione sulla sovrapposizione tra concessioni minerarie e forestali e territori utilizzati da gruppi Hongana Manyawa che continuano a evitare il contatto con la società esterna.
Queste trasformazioni rendono oggi ancora più evidente una realtà: proteggere una cultura forestale senza proteggere la sua foresta è impossibile.


Conoscere non significa invadere
Nel progetto originario dell’Etnoscuola era presente anche l’idea di favorire una forma di turismo consapevole, interessato alla foresta, alla biodiversità e al rapporto fra esseri umani e ambiente.
A distanza di anni ritengo però importante precisarne il significato.
Un turismo responsabile può riguardare aree e comunità che hanno già scelto di mantenere rapporti con il mondo esterno. Non deve invece trasformarsi nella ricerca di gruppi isolati o di persone che hanno scelto di evitare il contatto.
Conoscere una cultura significa anche riconoscerne il diritto alla distanza.
La connessione non ha valore quando è imposta in una sola direzione.
In alcune circostanze, rispettare significa anche accettare la disconnessione.
Perchè “Lorenzo Borella”
La scuola porta il nome di Lorenzo Borella, giovane biologo fiorentino scomparso tragicamente nel 2016 durante la propria attività di studio nel Sud-est asiatico.
La famiglia e gli amici di Lorenzo sostennero il progetto e contribuirono alla realizzazione della struttura. Anche la famiglia di Odoardo Beccari, il grande botanico ed esploratore toscano dell’Ottocento profondamente legato alle Molucche, dette il proprio sostegno all’iniziativa.
Intitolare a Lorenzo una scuola nel cuore di Halmahera significava trasformare una perdita in qualcosa capace di continuare a produrre conoscenza.
Una piccola costruzione nella foresta, lontanissima dall’Italia, divenne così anche un luogo della memoria.
Non un monumento immobile.
Una scuola.


Dieci anni dopo
Quasi dieci anni dopo la nascita dell’Etnoscuola, molte delle questioni che erano alla base del progetto sono ancora aperte.
Come garantire l’accesso all’istruzione senza cancellare un’identità?
Come preservare conoscenze che vengono trasmesse soprattutto oralmente?
Come conciliare lo sviluppo economico con la sopravvivenza delle foreste?
Come permettere a una comunità di scegliere autonomamente quanto connettersi con il mondo esterno?
Nel 2025 Tamalene, Adi F. Mahmud e Nam Rumkel hanno dedicato un ulteriore studio alla condizione sociale e giuridica dei Tobelo Dalam, sottolineando la loro vulnerabilità nell’accesso all’istruzione, alla salute, alle opportunità economiche e alla protezione dei propri diritti.
Sono problemi complessi e non esistono risposte semplici.
L’Etnoscuola “Lorenzo Borella” non nacque con la pretesa di fornirle.
Nacque da un principio molto più elementare: prima di decidere quale futuro debba avere una comunità, bisogna imparare ad ascoltarla.
E forse è questa la lezione più importante che una piccola scuola costruita nella foresta di Halmahera può ancora offrire.














